Il Palazzo di Alfonso Donnini


di Mauro Loreti

studioso e storico di Tuscania

 

Alfonso Donnini nacque a Toscanella  alla fine del 1500, era figlio di Francesco; la famiglia risiedeva nel bel palazzo nella contrada di San Pellegrino. Lavorò a Roma in Campidoglio come scriba senatus ( segretario).  Amava l’arte e quindi raccolse tanti oggetti nel suo palazzo.
Non aveva famiglia ed allora il 5 maggio 1651 chiamò un notaio e fece scrivere il suo testamento:

Perché dall’Eminentissimi Signori Vescovi della Città di Toscanella è stato detto al detto Signor Testatore più volte, che se loro avessero avuta abitazione buona in detta Città di Toscanella loro c’averiano abitato molti mesi dell’anno,  che non ci abitano per non avervi abitazione buona, perciò,  avendo esso Signor Testatore riguardo al Servizio della Chiesa di Toscanella e delle anime che sono in detta Città,  lascia alli detti Eminentissimi Signori Vescovi , che saranno di detta Città, la Palazzina o Casamento che ha in detta Città di Toscanella con tutti li marmi bianchi e mischi lavorati e non lavorati, statue e tavole e tavolini et altre pietre di qualsivoglia sorte. Item lascia similmente alli suddetti Signori Vescovi il Giardino attaccato e contiguo o, per dir meglio, conionto con la suddetta Palazzina con tutto quello che è dentro come pile di marmo e fontane, cannoni di piombo che fanno giochi di acqua et altre spettanti a detto Giardino … dichiarando e proibendo che non possino levar via né portar fuori della suddetta Palazzina cosa alcune delle lassate, né se ne possano servire altrove ma che il tutto debba restare sempre fermo in detta palazzina per abbellimento  in detto luogo, dichiarando anco che detti Signori Vescovi non possano locare né affittare o in qualsivoglia altro modo dare, né concedere la detta palazzina e giardino e tutto altro da detto Signor Testatore lasciato, ma debbano stare per usi loro e non d’altri senza alcun deterioramento tanto della Palazzina , come Invetriata e tutto quello che vi ha lasciato dentro. …
Esecutore del Testamento esso Testatore deputa il molto illustrissimo Signor Hippolito Cavetani de Toscanella con tutte et singole facoltà et autorità che si sogliono concedere a simili Esecutori Testamentari.”

Nella descrizione del suo palazzo si legge che era composto da:  atrio, sala della galleria, stanza vicina alla sala, stanza contigua, altra stanza contigua,  Ringhiera di ferro,stanza vicino alla cappelletta,  piano nobile con l’appartamento per il vescovo con quattro stanze, loggia del giardino,  secondo piano,  scuderie, giardino con cinque fontane e la peschiera.
Nel 1653 fu posta quest’iscrizione per la memoria :
“ALPHONSO DONNINO CIVI TUSCANENSI S. P. Q. R.  SCRIBAE QUI ERGA PATRIAM    HAEDES HASCE STATUIS TABULISQUE EXORNATAS HORTUMQUE FONTIBUS IRRIGUUM EPISCOPIS HUIUS CIVITATIS UT COMMODIUS DIUTIUSQUE INCOLERENT EX LEGATO RELIQUIT FRANCISCUS MARIA CARDINALIS BRANCATIUS EPISCOPUS TUSCANENSIS ET VITERBIENSIS  AMICO BENEMERENTI GRATI ANIMI MONUMENTUM POSUIT ANNO DOMINI MDCLIII “.

Dopo il terremoto del 1971 fu prelevato tutto ciò che era nel palazzo vescovile ed ora è completamente vuoto. Ciò che c’era è disperso o è a Viterbo: la statua del periodo romano di Artemide Efesia, la statua in marmo di David,  una statua acefala in marmo bianco, i busti marmorei,  lo stemma farnesiano in marmo bianco, dipinti, tavole intarsiate.  Speriamo che presto riprendano i lavori del definitivo restauro e che il palazzo torni ad essere usato dalla Chiesa di Tuscania. Auspichiamo che anche i beni che sono stati spostati, a causa del terremoto,  possano essere qui  riportati.


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Valentino Pica e Andrea Bregno

 

di Mauro Loreti
studioso e storico di Tuscania


Valentino Pica e Andrea Bregno

Un grande pittore ed un grande scultore a Toscanella

Valentino Pica
Nel 1447  il priore degli agostiniani Pietro toscanese   “biblicus” chiamò a Toscanella Valentino Pica il Vecchio,  allievo del Balletta di cui ereditò lo studio di Viterbo, e gli commissionò un quadro della Madre di Gesù  e quindi   dipinse la Madonna della Misericordia e dei Raccomandati,  nella chiesa di Sant’Agostino , che,  con le braccia,  apre il manto sotto il quale si protegge il popolo cristiano, nelle varie gerarchie e classi, dalle frecce di Dio. Nel 1704 Antonio Barbacci scrisse che in S. Agostino  c’è “un sontuoso  altare di stucco e al presente vi è collocata l’antichissima e miracolosissima  Immagine della Madonna santissima del Popolo … in modo tale che, quando la Città è ricorsa all’intercessione di Maria Vergine, con scuoprire e portare in processione questa sacra  immagine, ha sempre ottenute da Dio le gratie per le quali ha giustamente supplicato.” Nel 1883  il vicario capitolare Giuseppe  Di Lorenzo scrisse : “ è degna di considerazione un’altra tavola della buona età della pittura  dove … si rimira, molto meglio imitata, la natura e quella vivacità d’immagini che non si riscontra nelle opere delle epoche che furono innanzi.
E’ quivi dipinta nostra Signora che, con ambe le braccia, stende l’ampio suo manto sotto del quale è ricoverato il popolo cristiano, riparato dai roventi fulmini che scaglia dall’alto l’eterno Padre, terribile nell’aspetto; parte di essi si arresta sul manto di nostra Signora, gli altri colpiscono a morte coloro cui non toccò la ventura di cessare il castigo sotto l’usbergo del patrocinio di Maria. E’ assai ben espresso il popolo cristiano nelle figure che si vedono sotto il manto della Vergine , distinte in gerarchie gradi e condizioni, perché vi sono papi, cardinali, vescovi,religiosi e religiose, magistrati, nobili e plebei ciascuno con l’abito proprio della sua condizione e nel vero costume del tempo nel quale fu condotta. ”Scrisse Alessandro  Aureli nel 1910 che “ l’Altar maggiore ha una tavola su cui è dipinta la Vergine con ambo le braccia stese, raccogliendo sotto il manto il popolo Cristiano per salvarlo dai fulmini che scaglia l’ira di Dio. E’ interessante sotto l’aspetto etnologico, la sfilata dei vari ordini sociali …  ciascuno con l’abito e la condizione dell’epoca.”  Due personaggi sono colpiti dalle saette e vestono abiti ricchi. Il messaggio cristiano è che la ricchezza può portare alla perdizione eterna. Nel retro della tavola è dipinto San Nicola da Tolentino, santo agostiniano protettore contro la calamità della peste. E’ il Patrono della anime del Purgatorio perché liberò molte di queste con le celebrazioni ed i digiuni. Aveva resuscitato una ragazza, aveva guarito una cieca, aveva liberato un carcerato ed aveva salvato un naufrago. E’ il protettore anche della maternità e dell’infanzia e  di chi è colpito dall’ingiustizia e dai cataclismi naturali. Assisteva i poveri ed aveva costituito un fondo per aiutarli. Nella tela si nota una stella, simbolo della sua santità. La tavola ora si trova nella Concattedrale di San Giacomo.

Andrea Bregno da Osteno
Nel 1460 giunse a Toscanella Andrea Bregno da Osteno (Como)  e nella chiesa di Sant’Agostino nell’altare antico realizzò sei eleganti formelle marmoree in rilievo dentro le nicchie, che rappresentano San Gregorio Magno, Sant’Ambrogio, San Gerolamo che sono Dottori della Chiesa, le altre tre sculture si riferiscono a San Vito, Santa Monica madre di Sant’Agostino e San Leonardo: ora sono nel Duomo.
Nella tradizione lombarda l’ordine religioso agostiniano promosse un grande numero di opere ed anche i padri di Tuscania non furono da meno. Le sculture sono raffinate e caratteristiche della scultura dell’epoca. Si nota un’alta perizia tecnica. San Girolamo è  con la barba, il leone mansueto, il libro della Bibbia che tradusse in latino. Sant’Agostino e tanti altri si rivolsero  a lui per questioni sia bibliche che dottrinali. San Girolamo ebbe dei contatti epistolari con Sant’Agostino, erano amici e gli scrisse: “ Prego la tua riverenza di lasciarmi fare un po’ l’elogio del tuo ingegno. Se fra noi ci sono discussioni è soltanto per imparare di più … Io per mio conto sono risoluto a volerti bene, renderti onore, stimarti, ammirarti, difendere le tue affermazioni come se fossero mie.”

                             

Anche Sant’Agostino lodò Girolamo per le sue opere. Entrambi furono le guide luci dei maestri ecclesiastici. Santa Monica, la mamma di sant’Agostino , con le lacrime e le preghiere lo portò alla fede di Gesù Cristo. San Gregorio Magno “servus servorum Dei”  con un libro in mano, papa durante la lotta tra i bizantini ed i longobardi , cercò di mediare quello che poté. Mandò ad evangelizzare la pagana Inghilterra il romano Sant’Agostino di Canterbury. San Leonardo è il protettore dei prigionieri, con il libro e la croce. San Vito giovane  mette in fuga i demoni ed ha  un cane ai suoi piedi. Sant’Ambrogio  battezzò Sant’Agostino.

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