La Chiesa di Sant’Agostino

 

di Mauro Loreti
studioso e storico della Tuscia e di Tuscania

 

Fin dal 1270 i frati dell’Ordine degli Eremitani furono presenti nel convento e pregarono in questa chiesa che era romanica con una sola navata. Nel 1300 vi fu una ristrutturazione gotica che si evince dal finestrone a sesto acuto. Nella parete sinistra si ammira un bell’ affresco della Natività del 1500.

Nella parete destra c’è una bella cappella dedicata a San Giobbe,fu fatta costruire  nel 1486 dal prelato Paolo Ludovisi, Uditore della Sacra Rota Romana, con un grande arco a tutto sesto  in nenfro, la pietra vulcanica di Tuscania, con la terminazione di un frontale e lo stemma della famiglia. La raffinata decorazione scultorea  fu realizzata dai fiorentini Pietro e Sebastiano di Antonio.

Vi sono dei bassorilievi con candelabre, festoni e cherubini con l’iscrizione del committente, dottore dei due diritti ed avvocato delle cause nel Palazzo Apostolico in Roma. All’interno della cappella c’è l’affresco della Crocifissione dipinto  nel 1492 da Antonio e Giovanni Sparapane di Norcia : il Cristo è attorniato dagli Angeli, dalla Madonna, da San Giovanni Evangelista , dal fratello Ludovico Ludovisi e dagli altri parenti della famiglia . Al centro della volta vi è lo stemma della famiglia Bassi.  

Nell’altare maggiore del 1460 vi erano anche le nicchie  con sei eleganti formelle marmoree in rilievo scolpite da Andrea  Bregno.  Oggi sono  a San Giacomo.  Nel 1615 Anastagio Fontebuoni da Firenze  dipinse la Madonna della Cintola con Sant’Agostino, Santa Monica ed il papa   Gregorio XIII.

Il Priore del convento Fulgenzio Pocci, al secolo Domenico, dal 1699 in poi ristrutturò la chiesa, a spese della sua famiglia, con gli altari bianchi barocchi in pietra e stucco. L’altare maggiore è dedicato alla Madonna Santissima del Popolo . Vi era la pala bifronte  della Madonna dei raccomandati opera del 1447 di Valentino Pica il Vecchio , ora nella Concattedrale di San Giacomo, venerata come Madonna del Carmine dal popolo e dai fratelli dell’omonima  Compagnia .  Nel retro è dipinto san Nicola da Tolentino. Nella sacrestia c’era il quadro del Volto del Redentore, ora nel palazzo vescovile di Viterbo.   Gli altri tre altari di destra  sono intitolati a San Nicola da Tolentino, al Santissimo Crocefisso e a sant’Agostino e Santa Monica, che era  della Confraternita dei Centuriati. 

I tre di sinistra a San Tommaso da Villanova con la tela del 1695, alla Natività di Gesù e a San Gaetano da Thiene con i quadri del 1710. Il Priore  fece anche realizzare gli stemmi della sua casata negli stessi altari e poi, nel 1725, suo fratello Francesco vi fece collocare un’ epigrafe per ricordare la morte del figlio Fabrizio e del fratello Piergiovanni ed anche  per celebrare la sua famiglia. In questo periodo fu rifatta anche la facciata ad intonaco con la finestra , due volute ed una nicchia centrale. Il convento con il bel chiostro fu degli agostiniani fino al 1799. Nel 1816 vi fu istituito il Seminario che continuò le sue attività fino al 1928.

torna a La Tuscia di Mauro Loreti

 

 

La Madonna della cintola

 

di  Mauro Loreti
studioso e storico di Tuscania e della Tuscia

 

La Madonna della cintola
di Anastasio Fontebuoni da Firenze

Intorno al 1619 questo illustre pittore fiorentino adornò la chiesa di Sant’Agostino in Tuscania con questo famoso quadro: la Madonna della Cintola con Santa Monica, Sant’Agostino ed il papa Gregorio XIII (Ugo Boncompagni di Bologna). Nella cimosa in alto nell’altare dove era il quadro, in un cartiglio si legge :”ACCIPITE CORRIGIAM ET PRAECINGITE LUMBOS VESTROS” prendete la cinghia  e legate i vostri fianchi.
L’altare era venerato dalla Confraternita dei Centuriati di Santa Monica che celebravano la festa di Maria Santissima della cintura la prima domenica d’Avvento;  gli agostiniani  si erano fatti promotori di questa devozione e della formazione di questi cristiani impegnati e,  spesso, i  fedeli  visitavano la chiesa ed il loro altare e recitavano le preghiere .

Nel bellissimo  quadro si nota la materna tenerezza di Maria nei confronti dei tre santi. Il fatto si riconduce all’apparizione della Madonna, vestita di abito nero con ai fianchi una cinta di cuoio, a Santa Monica per invitarla a vestirsi in quel modo. Coloro che si vestirono così ebbero la consolazione e la protezione di Maria.
La Madonna siede al centro con in braccio il piccolo, Santa Monica ed il papa ricevono da lei la cintura mentre Sant’Agostino la riceve dal Bambino Gesù.
Nello sfondo si intravedono San Nicola da Tolentino e Santa Rita da Cascia. Durante la festa della Madonna della Consolazione c’era anche la solenne processione dei religiosi Agostiniani e dei laici Cinturati che recitavano anche la celebre coroncina della Madonna della Consolazione.
La devozione era affermata e consolidata con grande solennità e grande concorso di popolo. L’artista presenta i caratteri caravaggeschi  e del naturalismo toscano.

Fino al 2005  l’opera d’arte era nel convento di San Francesco. La dottoressa Livia Carloni nel 2012 scrisse che “ nella chiesa di S. Agostino , che custodiva una serie di rilevanti dipinti della seconda metà del Seicento, era presente anche un cospicuo dipinto, visibilmente anteriore di vari decenni, raffigurante la Madonna della cintola e i Santi Agostino, Monica e Papa Gregorio XIII Boncompagni, che feci restaurare insieme agli altri, che erano stati oggetto di un atto barbarico, quando erano tutti provvisoriamente collocati nella moderna chiesa del Sacro Cuore.”

La dottoressa Benedetta Montevecchi nel 2012 aggiunse che il bel dipinto di Anastasio Fontebuoni era “ già collocato nella casa albergo di San Francesco, come risulta dalla catalogazione CEI nel 2005, ma al momento non rintracciato, raffigurante la Madonna che consegna la cintola a santa Monica, con sant’Agostino e un Santo papa.

” Speriamo che le forze dell’ordine riescano a ritrovare questo quadro in modo che , poi, potrà essere riposto nel suo altare nella chiesa di S. Agostino. La foto è stata concessa da Vincenzo Valentini  Edizioni Penne e Papiri dal libro “ Tuscania, patrimonio d’arte “ Atti del Convegno di Studi del centro di Studi L’Unicorno”.

torna a La Tuscia di Mauro Loreti