Valentino Pica e Andrea Bregno

 

di Mauro Loreti
studioso e storico di Tuscania


Valentino Pica e Andrea Bregno

Un grande pittore ed un grande scultore a Toscanella

Valentino Pica
Nel 1447  il priore degli agostiniani Pietro toscanese   “biblicus” chiamò a Toscanella Valentino Pica il Vecchio,  allievo del Balletta di cui ereditò lo studio di Viterbo, e gli commissionò un quadro della Madre di Gesù  e quindi   dipinse la Madonna della Misericordia e dei Raccomandati,  nella chiesa di Sant’Agostino , che,  con le braccia,  apre il manto sotto il quale si protegge il popolo cristiano, nelle varie gerarchie e classi, dalle frecce di Dio. Nel 1704 Antonio Barbacci scrisse che in S. Agostino  c’è “un sontuoso  altare di stucco e al presente vi è collocata l’antichissima e miracolosissima  Immagine della Madonna santissima del Popolo … in modo tale che, quando la Città è ricorsa all’intercessione di Maria Vergine, con scuoprire e portare in processione questa sacra  immagine, ha sempre ottenute da Dio le gratie per le quali ha giustamente supplicato.” Nel 1883  il vicario capitolare Giuseppe  Di Lorenzo scrisse : “ è degna di considerazione un’altra tavola della buona età della pittura  dove … si rimira, molto meglio imitata, la natura e quella vivacità d’immagini che non si riscontra nelle opere delle epoche che furono innanzi.
E’ quivi dipinta nostra Signora che, con ambe le braccia, stende l’ampio suo manto sotto del quale è ricoverato il popolo cristiano, riparato dai roventi fulmini che scaglia dall’alto l’eterno Padre, terribile nell’aspetto; parte di essi si arresta sul manto di nostra Signora, gli altri colpiscono a morte coloro cui non toccò la ventura di cessare il castigo sotto l’usbergo del patrocinio di Maria. E’ assai ben espresso il popolo cristiano nelle figure che si vedono sotto il manto della Vergine , distinte in gerarchie gradi e condizioni, perché vi sono papi, cardinali, vescovi,religiosi e religiose, magistrati, nobili e plebei ciascuno con l’abito proprio della sua condizione e nel vero costume del tempo nel quale fu condotta. ”Scrisse Alessandro  Aureli nel 1910 che “ l’Altar maggiore ha una tavola su cui è dipinta la Vergine con ambo le braccia stese, raccogliendo sotto il manto il popolo Cristiano per salvarlo dai fulmini che scaglia l’ira di Dio. E’ interessante sotto l’aspetto etnologico, la sfilata dei vari ordini sociali …  ciascuno con l’abito e la condizione dell’epoca.”  Due personaggi sono colpiti dalle saette e vestono abiti ricchi. Il messaggio cristiano è che la ricchezza può portare alla perdizione eterna. Nel retro della tavola è dipinto San Nicola da Tolentino, santo agostiniano protettore contro la calamità della peste. E’ il Patrono della anime del Purgatorio perché liberò molte di queste con le celebrazioni ed i digiuni. Aveva resuscitato una ragazza, aveva guarito una cieca, aveva liberato un carcerato ed aveva salvato un naufrago. E’ il protettore anche della maternità e dell’infanzia e  di chi è colpito dall’ingiustizia e dai cataclismi naturali. Assisteva i poveri ed aveva costituito un fondo per aiutarli. Nella tela si nota una stella, simbolo della sua santità. La tavola ora si trova nella Concattedrale di San Giacomo.

Andrea Bregno da Osteno
Nel 1460 giunse a Toscanella Andrea Bregno da Osteno (Como)  e nella chiesa di Sant’Agostino nell’altare antico realizzò sei eleganti formelle marmoree in rilievo dentro le nicchie, che rappresentano San Gregorio Magno, Sant’Ambrogio, San Gerolamo che sono Dottori della Chiesa, le altre tre sculture si riferiscono a San Vito, Santa Monica madre di Sant’Agostino e San Leonardo: ora sono nel Duomo.
Nella tradizione lombarda l’ordine religioso agostiniano promosse un grande numero di opere ed anche i padri di Tuscania non furono da meno. Le sculture sono raffinate e caratteristiche della scultura dell’epoca. Si nota un’alta perizia tecnica. San Girolamo è  con la barba, il leone mansueto, il libro della Bibbia che tradusse in latino. Sant’Agostino e tanti altri si rivolsero  a lui per questioni sia bibliche che dottrinali. San Girolamo ebbe dei contatti epistolari con Sant’Agostino, erano amici e gli scrisse: “ Prego la tua riverenza di lasciarmi fare un po’ l’elogio del tuo ingegno. Se fra noi ci sono discussioni è soltanto per imparare di più … Io per mio conto sono risoluto a volerti bene, renderti onore, stimarti, ammirarti, difendere le tue affermazioni come se fossero mie.”

                             

Anche Sant’Agostino lodò Girolamo per le sue opere. Entrambi furono le guide luci dei maestri ecclesiastici. Santa Monica, la mamma di sant’Agostino , con le lacrime e le preghiere lo portò alla fede di Gesù Cristo. San Gregorio Magno “servus servorum Dei”  con un libro in mano, papa durante la lotta tra i bizantini ed i longobardi , cercò di mediare quello che poté. Mandò ad evangelizzare la pagana Inghilterra il romano Sant’Agostino di Canterbury. San Leonardo è il protettore dei prigionieri, con il libro e la croce. San Vito giovane  mette in fuga i demoni ed ha  un cane ai suoi piedi. Sant’Ambrogio  battezzò Sant’Agostino.

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La Famiglia Toscanelli Ludovisi e la Cappella di San Giobbe

 

di  Mauro Loreti
studioso e storico di Tuscania e della Tuscia

 

Questi nobili  di antica  tradizione, si erano  propagati nel corso dei secoli  ed ebbero importanti cariche nella città. Probabilmente furono un ramo dei Ludovisi di Bologna. Paolo fu avvocato concistoriale a Roma e Ludovico dottore in legge, gonfaloniere di Toscanella e sindaco generale del Comune. Avevano il loro palazzo con un’alta torre  nel quartiere di Poggio.
Giacomo Gherardi, detto il Volterrano, diplomatico per lo stato pontificio  a Napoli ed a Milano,  nel “Diarium Romanum” scrisse che il 16 maggio 1482, giorno dell’Ascensione di Gesù, nella basilica di San Pietro a Roma,  il venerando padre  Paolo Ludovisi da Toscanella  dell’ordine del giudici della Rota Palatina, uomo di  integerrima famiglia e di grandissima autorità presso tutti i curiali, perorò un’omelia. Francesco Giannotti scrisse :
“Nella chiesa di Sant’Agostino è la cappella del quondam messer Paulo De Ludovisis da Toscanella Auditore della Sacra Rota Romana, già molto famoso et eccellente, che fece quivi fabbricare nell’anno 1486, di cui il fratello che era conte, chiamato il signor Ludovico De Ludovisis, sotto dì primo de luglio 1494 fu creato Gonfaloniere del popolo de la medesima Città di Toscanella.”
Antonio Barbacci aggiunse che nella chiesa di Sant’Agostino  resta “solamente di antico  un Cappellone sfondato fatto da Monsignor Paolo de Ludovicis all’uso di quei tempi, che ha sopra la sua iscrizione del seguente tenore:

” REVERENDUS PATER DOMINUS PAULUS DE LUDOVISIS DE TUSCANELLA IURIS UTRIUSQUE DOCTOR SACRI APOSTOLICI PALATI CAUSARUM AVOCATUS HOC SACELLUM DIVI IOBI DICATUM FIERI IUSSIT MCCCCLXXXVI”

La cappella è un vano con l’abside ed è coperta a crociera. L’arco in nenfro, la bellissima pietra locale di Tuscania, ha le paraste, cioè i pilastri agli angoli. Si notano il putto reggi stemma, il fanciullo che tiene con la  mano  lo stemma della famiglia (il terreno con gli steli e le foglie ) , le ghirlande di frutta, di fiori e di foglie, i mascheroni umani,  il fregio cioè la trabeazione posta tra l’architrave e la cornice,  con i cherubini  ed altre ghirlande.

La decorazione scultorea è raffinata ed è di matrice toscana. Gli autori furono gli scultori fiorentini Pietro e Sebastiano di Antonio da Firenze, gli stessi che nel 1487 scolpirono il transetto della cappella Spreca nella chiesa di Santa Maria della Verità a Viterbo. Toscanella era sempre permeata dalla cultura toscana. La dedicazione a San Giobbe esaltò l’incrollabile pazienza del santo nel sopportare le sofferenze e le tribolazioni. Secondiano Campanari annotò che “la nobile e antica famiglia Ludovisi prese anche il nome Toscanella.
La prima notizia che io mi abbia di questa famiglia è del 1274.  … intanto dirò che i Toscanella chiamati un secolo dopo promiscuamente Toscanelli e De Ludovisis, cognome che venne loro aggiunto forse per ragione di ereditaggio, ebbero una cappella gentilizia nella chiesa di S. Agostino, dove è ancora un a fresco del 1400, e dove pure sotto il Cristo levato in croce veggonsi ritratti in costume ed abbigliati all’usanza de’ tempi uomini e donne di quella famiglia.”

Nell’affresco degli Sparapane da Norcia  è raffigurata tutta la famiglia Toscanelli Ludovisi. Padre Paolo indossa la veste sacerdotale marrone con le rifiniture nere. Il colore marrone rappresenta la spiritualità e l’escatologia, l’aldilà. Il colore nero è segno di importanza. La berretta è di colore amaranto. Il fratello Ludovico è vestito con la cappa rossa e con la pelliccia. Il colore rosso rappresenta il potere. Il figlio giovane di Ludovico ha un farsetto , un giubbetto, porpora e le calze brache. Ci sono anche le quattro donne di famiglia con le camore, ampie e lunghe vesti. Due sono sposate, con i capelli raccolti e le due ragazze hanno i capelli più morbidi.

 

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