Conte Cesare Pocci

 

di  Mauro Loreti
Accademico, studioso e storico 

 

Cesare Pocci

Nacque nel 1810 da Piergiovanni Pocci e da Olimpia Gualterio, nobile orvietana, si sposò con Artemisia Spreca, di una nobile famiglia viterbese, ed adottarono la giovane Maria Brawnsdlingh di Londra, poi andata in moglie a Piergiovani Pocci, figlio del suo fratello Mariotto, e padre di Enrico. Altri suoi fratelli e sorelle furono Cecilia, Teodora, Carolina, Vittoria, Emilia e Francesco.

Fu socio della Gioventù Cattolica italiana nel Circolo Santa Rosa di Viterbo che era stato fondato da Mario Fani Ciotti.
Dal 1837 al 1848 fu spesso consigliere comunale di Tuscania.
Dal 1841 al 1852 fu Consigliere provinciale di Viterbo.
Negli anni 1843 e 1844 Gonfaloniere del popolo del Comune di Viterbo.
Nel 1846  insieme al Canonico Luigi Ciofi fu incaricato dal Consiglio comunale di Viterbo di ossequiare il nuovo pontefice Pio IX.
Nel 1847 ricoprì l’incarico di Comandante della Guardia civica e fu deputato per le strade ferrate Roma-Siena e Viterbo-Civitavecchia.

Nel 1848 Presidente del Circolo Culturale Viterbese.
Dal 1849 al 1852 Governatore dell’Ospedale Grande degli Infermi di Viterbo.
Fu socio dell’Accademia Filodrammatica Viterbese  ed anche di quella Filarmonica.
Nel 1855 Presidente dell’Accademia degli Ardenti.
Dal 1855 al 1861 Presidente della Cassa di Risparmio di Viterbo. Nel mese di giugno 1855 fu aperta in Viterbo a profitto di tutta la Provincia e Cesare fu il primo Presidente.
Scrisse in un manifesto che lo scopo primario era raccogliere e rendere fruttifero l’obolo che sopravanzava all’industre lavoratore nei giorni che il vigore del corpo l’assisteva, onde gli tornasse opportuno soccorso quando o grave malore lo avesse tolto alla fatica o l’eta più non gli avesse concesso di procacciarsi la vita con la sua operosità.

Cesare era proprietario di terreni a Toscanella  ed in particolare a Campo Villano, Rosa Vecchia, Valle Vidone, Ortaccio, San Lazzaro, Pietrella, Guadigliolo, Selva Castalda, Comunella, Pantacciano, Doganelle, Coste di Capecchio ed una mandra a Pantalla nei quali coltivava e produceva oltre ad olio e vino anche grano duro, grano tenero e favino con sei mezzadri di Tuscania per un totale annuo di  300 quintali.
Con il fratello Mariotto era proprietario anche di beni urbani a Viterbo ed a Toscanella.

Nel 1856 deputato per la realizzazione del Teatro dell’Unione di Viterbo con il conte Tommaso Fani Ciotti. Dette impulso alla Società per il teatro e portò a perfezione il monumento. Nell’atrio  un’epigrafe ne ricorda la sua memoria. Fu inoltre presente in ogni opera che fu intrapresa per il decoro e l’utile della città di Viterbo.

Nel  settembre del 1860 il conte Cesare ricopriva in Viterbo la carica di Gonfaloniere del popolo e, quando le autorità militari e civili viterbesi si allontanarono nell’imminenza dell’arrivo della colonna garibaldina del colonnello Luigi Masi, si insediò nel palazzo provinciale della Delegazione Apostolica come legittimo rappresentante della Provincia e dichiarò agli inviati del Comitato d’insurrezione , Moretti e Giannini, che avrebbe ceduto soltanto alla forza. Quando il garibaldino Ermenegildo Tondi cercava di convincerlo di abbandonare il campo, egli pretese un formale atto di destituzione per consegnargli le chiavi. Durante l’occupazione garibaldina di Viterbo si ritirò a Tuscania nel palazzo di famiglia. Ritornò a Viterbo il 10 ottobre seguente e glorioso e trionfante rioccupò il posto di Gonfaloniere del popolo di Viterbo.

Nel 1862 fu ricomposta la Deputazione araldica di Toscanella per ordine di Sua Santità della quale fecero parte anche Cesare e Mariotto Pocci. Nel 1864 quando morì il cardinale Gaetano Bedini, vescovo della diocesi di Viterbo e Tuscania,  una Commissione compose un’iscrizione che fu collocata nella cattedrale di San Lorenzo di Viterbo e ne fecero parte anche il conte Cesare e Monsignor Giuseppe Di Lorenzo arciprete della Cattedrale di San Giacomo Maggiore Apostolo di Toscanella.

Nel 1871 fu inaugurata la Società per gli interessi cattolici per le preghiere e le opere di carità e fu presieduta dal Conte Cesare. Il 3 febbraio 1872 la Gazzetta di Viterbo in uno dei ritratti dei consiglieri municipali di Viterbo scrisse che il conte Cesare Pocci era un uono che contava circa 60 anni ed era una di quelle personalità distinte, nobile per nascita e per censo indipendente. La natura lo aveva dotato di un bel fisico e di uno spirito elevato e l’educazione non gli lasciò mancare modi di cavaliere ed istruzione. Tenne cariche governative ed amministrative. Fu conservatore e papista. Salì alle cariche municipali e fece parte del partito clericale. Fu molto considerato dai consiglieri comunali.

Morì nel 1876 ed il Canonico Felice Frontini di Viterbo lesse l’elogio funebre con un linguaggio caldo e pose in rilievo le grandi doti dell’uomo, del cittadino e del cristiano. Nella Gazzetta di Viterbo, giornale portavoce del partito liberale contrario  alle idee popolari e cattoliche, ne scrisse comunque il necrologio con lodi meritate.

Nel 1893 Giuseppe Cerasa scrisse che la fama del conte Cesare Pocci risuonava ancora in Viterbo e nella città di Tuscania come quella dell’uomo più eminente per nobiltà di nascita, per signorilità di modi, per bontà rara, per carattere, per virtù eccelse e per opere insigni, rappresentante della più antica nostra illustre nobiltà: famiglia a noi tuscanesi più cara per la sua popolarità e perchè è sempre ricordata della Città nostra.

FONTI E BIBLIOGRAFIA
AFAPOT   Archivio della Famiglia Pocci a Tuscania
LA GAZZETTA DI VITERBO
GIUSEPPE SIGNORELLI   Viterbo nella storia della Chiesa
ASCOT   Archivio Storico del Comune di Tuscania
GIUSEPPE CERASA   Discorso in morte del sedicenne Cesare Pocci
ASVT   Archivio di Stato di Viterbo
NORIS ANGELI   Famiglie viterbesi. Storia e cronaca. Genealogie e stemmi

 

 

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Marco Pocci

 

 

 

di  Mauro Loreti
Accademico, studioso e storico

 

Marco Pocci

Nel 1437 Marco di Benedetto  Pocci era un cittadino romano nobile ed eccellente:  risiedeva nel rione Pigna. Quando morì fu posta una lapide in marmo nell’altare maggiore della chiesa dell’Ara Coeli a Roma, scritta in latino e così tradotta:

 A MARCO POCCI CITTADINO ROMANO E CONTE PALATINO MOLTO
RAGGUARDEVOLE PER LO ZELO, L’ONESTA’, LA SAGGEZZA E LA LEALTA’
MORI’  NELL’ANNO 1439
PIETRO GIOVANNI FIGLIO ED EREDE POSE ESEGUENDO IL TESTAMENTO

Un suo parente Oddone Pocci fu fatto  cameriere e  tesoriere  da papa Martino V , Oddone Colonna, che probabilmente permise alla famiglia di adottare la colonna come segno di amicizia e di stima.
L’arma della famiglia è di rosso alla colonna d’argento: al capo cucito d’azzurro caricato da una mezzaluna crescente d’argento dalla quale escono tre spighe d’oro a ventaglio; la mezzaluna e sostenuta dal capitello della colonna.

Marco  II di Benedetto di Pier Giovanni, laureato in entrambi le leggi,  nel 1514 era Gonfaloniere del popolo di Toscanella  dove la famiglia aveva intrapresovarie attività economiche ; rese eredi universali i suoi figli Cesare, Giacomo, Benedetto e Bernardino.
Marco  III, figlio di Bernardino di Marco e di Claudia Morrita di Marco Antonio, dal 1571 al 1576 fu consigliere comunale e Gonfaloniere del popolo di Tuscania per sei volte dal 1591 al 1606.

Nel 1565 nacque il fratello Pietro Giovanni, nel 1567 l’altro fratello Cesare e nel 1572 la sorella Giulia.
Nel 1577  aveva una vigna vicino al fiume Maschiolo e dei terreni nella contrada Valvidone.

Nel 1580 acquistò da Stefano Ciglioni, un ricco tuscanese banchiere e costruttore del nuovo terziere rinascimentale, il palazzo nella Via Maggiore nel terziere di Poggio Fiorentino. Nel cortile interno e nella scala esterna c’è  un affresco con la colonna, un crescente e le spighe di grano. Le caratteristiche architettoniche del palazzo sono la cornice marcapiano, che gira su due prospetti , con le finestre rinascimentali del piano nobile. In alto c’è una loggia ad angolo con le colonne di nenfro; i capitelli ionici, a due volute laterali, sono alla base degli archi. Si trova nella parrocchia della cattedrale di San Giacomo Apostolo Maggiore.

Abitò Marco nel suo palazzo con la moglie Sulpizia Tomassini sposata nel 1580, nella casa di lei, concelebranti i sacerdoti: l’arciprete Orazio Cavetani, il parroco Liberato Brunacci ed il primicerio Giulio Balduini. Ebbero  i figli Fabrizio del  1583, Cesare del 1584 e Lidia del 1587. Nel 1588 morì Sulpizia e fu sepolta nella chiesa di Sant’Agostino, nella loro tomba di famiglia.
Vi ebbero la residenza nel 1584 anche il fratello di Marco: Pietro Giovanni con la  moglie Caterina ed il figlio Alessandro.
Francesco Giannotti scrisse che Marco era un facoltoso cittadino ed aveva molto bestiame minuto. Nel 1591 un suo cavallo partecipò ai palii cittadini e nel 1594 vinse quello di carnevale.
Nel 1593 morì il babbo di Marco : Bernardino.
Nel 1599 egli  era ancora una volta il Gonfaloniere del popolo e, nel mese di giugno,  la Comunità di Toscanella prese possesso della chiesa e del convento di Santa Maria del Riposo che erano stati abbandonati improvvisamente dai frati della Congregazione di Genova dell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino, detto anche ordine dei Battistini, fondato  a Genova da Giovanni Battista Poggi nel 1473.
Lidia di Marco si sposò nel 1606 con Liberato Sardi di Montalto ed abitarono anche loro nel palazzo . Lidia morì nel 1643 e fu sepolta nella tomba di famiglia. Nel 1607  Marco coltivava  una vigna nella contrada  Podigliolo, confinante con la strada che va a Valentano, dei terreni alla Carcarella e nel Piano di San Giusto ed un’altra vigna ai lati del fiume Guadigliolo.
Nel lato ad est del chiostro del convento di Santa Maria del Riposo in un peduccio è scolpito il loro stemma in ricordo dell’aiuto che la famiglia diede ai frati francescani tramite Bernardino, suo figlio Marco e gli altri parenti Pier Giovanni e Fabrizio di Cesare cugini di Bernardino.
In seguito il suo palazzo, in parte, fu acquistato dalla famiglia Benedetti e nel 1609 vi abitavano anche  Mansueto Benedetti  e Clemente Benedetti con la moglie Vincenza Brunacci di Costantino, sposatisi nel 1592, alla presenza dei testimoni Santuccio Santucci ed Alessandro Leonpalla.
Vivevano con loro le due figlie Marzia del 1592 e Maria del 1594. Quindi fu la volta nel 1644 del nipote di Vincenza: Aurelio Brunacci di Francesco   con la moglie Bernardina Giannotti e sei figli.

Nel 1660 l’acqua del ritorno  dell’orto di Marco Pocci fuori dalla Porta di Montascide ed il  ritorno preso da Angelo Eutizi, senza licenza comunale, dell’acqua dell’orto delle Monache erano  di evidentissimo pregiudizio delle pubbliche muraglie della città di Tuscania tanto più che dette acque uscivano fuori delle mura. I consiglieri comunali decisero di fare eseguire  le relative riparazioni come anche quelle dell’acqua del ritorno dell’orto dei frati di San Francesco. Per l’acqua del ritorno  Marco Pocci fu obbligato a fare un lungo canale per dove uscì fuori della muraglia  della città ed Eutizi dovette chiedere la licenza con l’impegno di non pregiudicare le mura dove usciva l’acqua. Anche i Padri di San Francesco costruirono  un canale come Marco.

Nel palazzo in Poggio  abitò anche il capitano Carlo  Brunacci di Aurelio,  dal 1681 con la  moglie Angela Rosati , dodici  figli ed una famula, una collaboratrice familiare. Il nonno di Carlo: Francesco Brunacci era fratello di Vincenza.
In seguito  Lorenzo di Carlo dal 1716 con la moglie Sista Cesari di Erasmo da Corneto con cinque figli ed il  fratello Ignazio di Carlo dal 1721 con la moglie Giovanna Ricci e sette figli. Poi ancora Giuseppe di Lorenzo dal 1759 con la moglie Teresa Crescentini e la figlia Sista ed il cugino Carlo di Ignazio e la moglie Anna Rosa  dal 1771 con il figlio Ignazio.

Nel 1835 il palazzo di Poggio fu abitato dalla discendente Emilia Pocci di Piergiovanni, nata nel 1814 e sposata  con Giovanni Ruzzi di Piansano, e dalla loro  figlia Maria del 1840. In quello stesso anno morì Emilla venticinquenne. Era  con loro anche don Luigi Ruzzi, suo cognato, priore della Collegiata di Santa Maria Maggiore, parroco di San Lorenzo e vicario generale della diocesi di Tuscania, che visse fino al 1863.


FONTI E BIBLIOGRAFIA

GIUSEPPE GIONTELLA: Codice diplomatico tuscanese (secolo XVI)
NORIS ANGELI: Famiglie viterbesi, storia e cronaca; genealogie e stemmi
ASCOT: Archivio storico comunale di Tuscania
ACAT: Archivio capitolare di Tuscania
ASVT: Archivio di stato di Viterbo
FRANCESCO GIANNOTTI: Storia di Tuscania scritta nel secolo XVI
AVET   Archivio vescovile di Tuscania
PIERO LANZETTA: Famiglie nobili: i Pocci

 

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