
di Mauro Loreti
Accademico, studioso e storico
Marco Pocci
Nel 1437 Marco di Benedetto Pocci era un cittadino romano nobile ed eccellente: risiedeva nel rione Pigna. Quando morì fu posta una lapide in marmo nell’altare maggiore della chiesa dell’Ara Coeli a Roma, scritta in latino e così tradotta:
A MARCO POCCI CITTADINO ROMANO E CONTE PALATINO MOLTO
RAGGUARDEVOLE PER LO ZELO, L’ONESTA’, LA SAGGEZZA E LA LEALTA’
MORI’ NELL’ANNO 1439
PIETRO GIOVANNI FIGLIO ED EREDE POSE ESEGUENDO IL TESTAMENTO
Un suo parente Oddone Pocci fu fatto cameriere e tesoriere da papa Martino V , Oddone Colonna, che probabilmente permise alla famiglia di adottare la colonna come segno di amicizia e di stima.
L’arma della famiglia è di rosso alla colonna d’argento: al capo cucito d’azzurro caricato da una mezzaluna crescente d’argento dalla quale escono tre spighe d’oro a ventaglio; la mezzaluna e sostenuta dal capitello della colonna.
Marco II di Benedetto di Pier Giovanni, laureato in entrambi le leggi, nel 1514 era Gonfaloniere del popolo di Toscanella dove la famiglia aveva intrapresovarie attività economiche ; rese eredi universali i suoi figli Cesare, Giacomo, Benedetto e Bernardino.
Marco III, figlio di Bernardino di Marco e di Claudia Morrita di Marco Antonio, dal 1571 al 1576 fu consigliere comunale e Gonfaloniere del popolo di Tuscania per sei volte dal 1591 al 1606.
Nel 1565 nacque il fratello Pietro Giovanni, nel 1567 l’altro fratello Cesare e nel 1572 la sorella Giulia.
Nel 1577 aveva una vigna vicino al fiume Maschiolo e dei terreni nella contrada Valvidone.
Nel 1580 acquistò da Stefano Ciglioni, un ricco tuscanese banchiere e costruttore del nuovo terziere rinascimentale, il palazzo nella Via Maggiore nel terziere di Poggio Fiorentino. Nel cortile interno e nella scala esterna c’è un affresco con la colonna, un crescente e le spighe di grano. Le caratteristiche architettoniche del palazzo sono la cornice marcapiano, che gira su due prospetti , con le finestre rinascimentali del piano nobile. In alto c’è una loggia ad angolo con le colonne di nenfro; i capitelli ionici, a due volute laterali, sono alla base degli archi. Si trova nella parrocchia della cattedrale di San Giacomo Apostolo Maggiore.
Abitò Marco nel suo palazzo con la moglie Sulpizia Tomassini sposata nel 1580, nella casa di lei, concelebranti i sacerdoti: l’arciprete Orazio Cavetani, il parroco Liberato Brunacci ed il primicerio Giulio Balduini. Ebbero i figli Fabrizio del 1583, Cesare del 1584 e Lidia del 1587. Nel 1588 morì Sulpizia e fu sepolta nella chiesa di Sant’Agostino, nella loro tomba di famiglia.
Vi ebbero la residenza nel 1584 anche il fratello di Marco: Pietro Giovanni con la moglie Caterina ed il figlio Alessandro.
Francesco Giannotti scrisse che Marco era un facoltoso cittadino ed aveva molto bestiame minuto. Nel 1591 un suo cavallo partecipò ai palii cittadini e nel 1594 vinse quello di carnevale.
Nel 1593 morì il babbo di Marco : Bernardino.
Nel 1599 egli era ancora una volta il Gonfaloniere del popolo e, nel mese di giugno, la Comunità di Toscanella prese possesso della chiesa e del convento di Santa Maria del Riposo che erano stati abbandonati improvvisamente dai frati della Congregazione di Genova dell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino, detto anche ordine dei Battistini, fondato a Genova da Giovanni Battista Poggi nel 1473.
Lidia di Marco si sposò nel 1606 con Liberato Sardi di Montalto ed abitarono anche loro nel palazzo . Lidia morì nel 1643 e fu sepolta nella tomba di famiglia. Nel 1607 Marco coltivava una vigna nella contrada Podigliolo, confinante con la strada che va a Valentano, dei terreni alla Carcarella e nel Piano di San Giusto ed un’altra vigna ai lati del fiume Guadigliolo.
Nel lato ad est del chiostro del convento di Santa Maria del Riposo in un peduccio è scolpito il loro stemma in ricordo dell’aiuto che la famiglia diede ai frati francescani tramite Bernardino, suo figlio Marco e gli altri parenti Pier Giovanni e Fabrizio di Cesare cugini di Bernardino.
In seguito il suo palazzo, in parte, fu acquistato dalla famiglia Benedetti e nel 1609 vi abitavano anche Mansueto Benedetti e Clemente Benedetti con la moglie Vincenza Brunacci di Costantino, sposatisi nel 1592, alla presenza dei testimoni Santuccio Santucci ed Alessandro Leonpalla.
Vivevano con loro le due figlie Marzia del 1592 e Maria del 1594. Quindi fu la volta nel 1644 del nipote di Vincenza: Aurelio Brunacci di Francesco con la moglie Bernardina Giannotti e sei figli.
Nel 1660 l’acqua del ritorno dell’orto di Marco Pocci fuori dalla Porta di Montascide ed il ritorno preso da Angelo Eutizi, senza licenza comunale, dell’acqua dell’orto delle Monache erano di evidentissimo pregiudizio delle pubbliche muraglie della città di Tuscania tanto più che dette acque uscivano fuori delle mura. I consiglieri comunali decisero di fare eseguire le relative riparazioni come anche quelle dell’acqua del ritorno dell’orto dei frati di San Francesco. Per l’acqua del ritorno Marco Pocci fu obbligato a fare un lungo canale per dove uscì fuori della muraglia della città ed Eutizi dovette chiedere la licenza con l’impegno di non pregiudicare le mura dove usciva l’acqua. Anche i Padri di San Francesco costruirono un canale come Marco.
Nel palazzo in Poggio abitò anche il capitano Carlo Brunacci di Aurelio, dal 1681 con la moglie Angela Rosati , dodici figli ed una famula, una collaboratrice familiare. Il nonno di Carlo: Francesco Brunacci era fratello di Vincenza.
In seguito Lorenzo di Carlo dal 1716 con la moglie Sista Cesari di Erasmo da Corneto con cinque figli ed il fratello Ignazio di Carlo dal 1721 con la moglie Giovanna Ricci e sette figli. Poi ancora Giuseppe di Lorenzo dal 1759 con la moglie Teresa Crescentini e la figlia Sista ed il cugino Carlo di Ignazio e la moglie Anna Rosa dal 1771 con il figlio Ignazio.
Nel 1835 il palazzo di Poggio fu abitato dalla discendente Emilia Pocci di Piergiovanni, nata nel 1814 e sposata con Giovanni Ruzzi di Piansano, e dalla loro figlia Maria del 1840. In quello stesso anno morì Emilla venticinquenne. Era con loro anche don Luigi Ruzzi, suo cognato, priore della Collegiata di Santa Maria Maggiore, parroco di San Lorenzo e vicario generale della diocesi di Tuscania, che visse fino al 1863.
FONTI E BIBLIOGRAFIA
GIUSEPPE GIONTELLA: Codice diplomatico tuscanese (secolo XVI)
NORIS ANGELI: Famiglie viterbesi, storia e cronaca; genealogie e stemmi
ASCOT: Archivio storico comunale di Tuscania
ACAT: Archivio capitolare di Tuscania
ASVT: Archivio di stato di Viterbo
FRANCESCO GIANNOTTI: Storia di Tuscania scritta nel secolo XVI
AVET Archivio vescovile di Tuscania
PIERO LANZETTA: Famiglie nobili: i Pocci
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