Orvieto & dintorni

INTERNI DEL DUOMO DI ORVIETO

 

I Palazzi Simoncelli a Orvieto e dintorni 

Nel territorio di Orvieto la presenza storica della famiglia è legata principalmente a tre importanti palazzi storici, tutti fortemente segnati dall’influenza e dalle committenze del Cardinale Girolamo Simoncelli (vescovo di Orvieto e figura chiave del Rinascimento locale). Ecco il quadro completo delle quattro strutture, divise tra il centro storico e il territorio circostante:

Palazzo Carvajal Simoncelli
da Piazza della Repubblica scendendo per Via Filippeschi si giunge ad un caratteristico incrocio a cinque vie con la pittoresca Via della Cava e, a destra in posizione sopraelevata, Via Malabranca. È qui che si erge uno dei più bei palazzi dell’Orvieto rinascimentale, PALAZZO CARVAJAL SIMONCELLI, tassello fondamentale, strettamente legato alla figura del Cardinale Girolamo Simoncelli e alla successiva eredità familiare. Di seguito la scheda storica e architettonica corretta e dettagliata di questa specifica dimora:
STORIA E COMMITTENZA: Il palazzo fu originariamente edificato nel 1548 proprio dal Cardinale Girolamo Simoncelli (nipote di Papa Giulio III). Per la sua costruzione vennero inglobate e riutilizzatealcune strutture e case medievali preesistenti che erano appartenute anche quelle alla potente famiglia ghibellina dei Filippeschi. La dimora passò successivamente a Carvajal dei Carvajal-Simoncelli, nipote del Cardinale e Vescovo di Sovana (dal1535 al 1596), che risiedeva stabilmente a Orvieto. Fu lui ad ampliarlo ulteriormente e a legarvi il doppio cognome con cui lo conosciamo oggi. ARCHITETTURA: La ristrutturazione e il disegno del palazzo in stile tardo-rinascimentale sono attribuiti al celebre architetto orvietano Ippolito Scalza. La facciata lungo via Malabranca mostra un netto contrasto storico: il piano terra conserva i possenti muri in pietra di epoca medievale, mentre il piano nobile è rivestito con blocchi regolari di basalto scuro, che donano all’edificio un aspetto sobrio, solido ed elegante. Gli spazi interni si sviluppano attorno a un cortile interno dalla pianta irregolare che si apre, sul retro, verso uno straordinario e suggestivo affaccio panoramico sulla valle sottostante la rupe di Orvieto.
I CELEBRI MOTTI E LE ISCRIZIONI: Il palazzo è universalmente famoso per i messaggi scolpiti sulla pietra, che testimoniano lo spirito di ospitalità della famiglia. Nel fascione decorativo (fregio) posizionato subito sotto le finestre del primo piano, è scolpita una lunga epigrafe in lingua spagnola che recita: “Carvajal des Carvajal por comodidad de sus amigos padron”. Tradotto significa: “Il proprietario Carvajal de Carvajal dichiara di aver edificato il palazzo per la comodità e il piacere dei suoi amici” ed è l’orgogliosa firma di una stirpe che, pur essendo diventata orvietana a tutti gli effetti, rivendicava con fierezza la propria lingua e le proprie origini d’Estremadura. Sull’architrave del portale d’ingresso principale è incisa una famosa e intrigante frase in latino: “Portus non porta boni non mali”. Per essere compresa correttamente va letta come un gioco di parole (“Portus boni, non porta mali”), ovvero: “Questo palazzo è un porto sicuro per i buoni, non una porta aperta per i malvagi”. Oggi la struttura, nota storicamente anche come Palazzo del Cardinale, è stata in parte finemente restaurata e rifunzionalizzata, ospitando anche esclusive strutture ricettive d’atmosfera.

Palazzo Filippeschi – Simoncelli in via Malabranca
Continuando per via Malabranca, in fondo girando a sinistra troviamo PALAZZO FILIPPESCHI SIMONCELLI, realizzato su un’antica dimora dei ghibellini Filippeschi, esiliati da Orvieto nel 1313, dei quali il Barone Simon Pedro Carvajal aveva acquisito la proprietà insieme ad altri palazzi, torri e fondi vari, poi appartenuti alla famiglia Simoncelli che da lui trae origini; da tempo appartiene alla famiglia Petrangeli.
Storico palazzo nobiliare rinascimentale, ristrutturato tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo forse da Bernardo Rossellino, si presenta con un bel portale ed una facciata realizzata successivamente, in stile tardo-cinquecentesco, al suo interno racchiude un’ elegante ed originale corte interna con porticato con colonne sormontate da arcate a tutto sesto. Le sale interne sono decorate da interessanti cicli d’affreschi realizzati tra il Settecento e l’Ottocento, mentre l’androne era un tempo abbellito da una splendida Annunciazione datata tra il 1450 e il 1516 e attribuita ad Antonio del Massaro detto Pastura.
L’affresco, che versava in pessime condizioni, è stato asportato dalla parete per favorirne la conservazione.
Tra gli ospiti di Palazzo Filippeschi Simoncelli va senz’altro ricordata una giovane Caterina de Medici che vi soggiornò nel 1532. Caterina de Medici nota alle istituzioni orvietane per essere l’occhio del Pontefice, il prozio Papa Clemente VII, sarebbe poi divenuta Regina di Francia. 

Palazzo Simoncelli in piazza del Popolo
Questo cinquecentesco palazzo monumentale, ristrutturato dai Simoncelli, si affaccia direttamente sulla seconda piazza più importante del centro storico di Orvieto, piazza del Popolo.
STORIA: La sua evoluzione cinquecentesca è legata al rinnovamento dell’intera piazza (dove si trova il Palazzo del Capitano del Popolo e il pozzo cinquecentesco), promosso proprio dal Cardinale Girolamo Simoncelli.
ARCHITETTURA: Sulla facciata principale sono ancora oggi chiaramente visibili le antiche trifore originali in basalto. Gli interni hanno subito successivi rimaneggiamenti decorativi in epoca sette-ottocentesca per mano della famiglia nobile dei Ravizza.
ATTUALE DESTINAZIONE: oggi ospita il Centro di documentazione, ricerca e sperimentazione della ceramica orvietana.

Palazzo Simoncelli a Torre San Severo
Un altro omonimo si trova nel territorio del Comune di Orvieto, precisamente in località Torre San Severo. Questo maestoso palazzo appartenne al cardinale Girolamo Simoncelli. Le sale del palazzo presentano pregevoli affreschi del XVI secolo, tra cui alcuni attribuiti a Cesare Nebbia. Il toponimo di Torre San Severo è citato per la prima volta in un atto del 1356, dove il feudo di Torre San Severo passa alla Badia dei SS. Severo e Martirio. In tale epoca, XV secolo, Torre San Severo era un borgo fortificato con un torrione. La struttura
più antica del Palazzo la si può identificare con il braccio Ovest, dove è riconoscibile un grande vano quadrato, probabilmente l’antica struttura della torre, e due vani più piccoli adiacenti che potevano far parte della fortificazione; il muro Est del braccio ovest del Palazzo, conserva l’inclinazione rispetto alla struttura cinquecentesca e probabilmente fu costruito sulle stesse mura difensive. Alla fine del XV secolo la struttura del torrione perde la sua antica funzione di fortificazione per diventare un distaccamento dell’Abbazia dei SS. Severo e Martirio e per assumere i caratteri di una abitazione. Il Torrione, infatti, viene abbassato, vengono aperti finestroni nel piano nobile e viene ampliato il Palazzo.
E
letto Cardinale nel 1554, Girolamo Simoncelli, si fece assegnare il Palazzo dalla Camera Apostolica per ristrutturarlo a residenza estiva. Il Palazzo alla fine di questa fase costruttiva, si presenta con una pianta ad “L”, con una ampia scalinata, e, in alcuni vani, con gli affreschi di Cesare Nebbia. Nel 1573 viene iniziata la costruzione del braccio Est del Palazzo e il portico, cherimase incompiuto. Alla morte del Cardinale Simoncelli il Palazzo viene utilizzato dagli Abati Commendatari, per poi passare nel 1870 a privati. All’interno le sale del palazzo presentano affreschi del XVI secolo, attribuiti a Muziano Girolamo detto Girolamo da Brescia ed a Cesare Nebbia. In particolare verrebbero attribuiti al primo: Ercole e il leone di NemeaAllegoria dell’InvernoErcole e l’idra di LernaRatto di GanimedeAllegoria della PrimaveraAllegoria dell’AutunnoElemosina di TraianoAllegoria della Vita campestreSegno del CancroSegno dell’ArieteSegno della BilanciaSegno del Capricorno. Vengono invece attribuiti al Nebbia: ParnasoParcheContesa tra Minerva e Nettuno per il possesso dell’AtticaGiuseppe interpreta i sogni del FaraoneGiuseppe riceve i fratelliAronne con Mosè davanti al Faraone trasforma la verga in serpenteMosè trasforma il suo bastone in serpenteMosè con le tavole della leggeMosè e la raccolta della manna.
L’attribuzione non è tuttavia unanime visto che Federico Zeri attribuì tutti gli affreschi ad un anonimo romano sec. XVI. Palazzo Simoncelli è stato restaurato e recuperato per riuso, trasformazione e valorizzazione destinata ad attività ricettiva.

 

https://fondoambiente.it/luoghi/palazzo-simoncelli-orvieto?ldc
https://fondoambiente.it/luoghi/grotte-di-orvieto?ldc

accademia@contisimoncelli.it

Girovagando per la Tuscia

 


tra Borghi fiabeschi e Villaggi incantati

 

Un Viaggio
Affascinante
tra
l’Alto Lazio e la Toscana

tra Tuscia e Maremma a ridosso del mare
ma anche in collina, alla scoperta di un patrimonio
archeologico, architettonico, religioso, paesaggistico
assolutamente unico
Girovagando tra borghi e villaggi e tra i paesi arroccati, sembrerà di fare un viaggio nel tempo, tornando indietro nel Medioevo o in pieno Rinascimento.
La Tuscia accoglie al suo interno molti luoghi diversi tra loro, ma accomunati dalla presenza continua della natura.

Nel paesaggio è un susseguirsi di boschi, faggete, riserve naturali, oasi e parchi. Visitare queste località vuol dire entrare a contatto con l’acqua, attraverso il lago di Bolsena o di Vico, oppure spingendosi ad Ovest verso il mare.


A rapire i visitatori sono l’arte e le ricchezze architettoniche presenti in ogni piccolo borgo: chiese antiche, residenze nobiliari, palazzi eleganti e siti archeologici.

 

Il Bosco
delle Fiabe
Torre Alfina è un piccolo borgo dominato da un imponente castello, sotto il quale c’è il bosco del Sasseto. Il bosco è un luogo dal fascino unico, una foresta vetusta dove convivono il faggio, l’olmo, l’acero di monte, il leccio e l’albero della manna, insieme ad altre 30 specie di alberi, in uno scrigno di biodiversità di flora e fauna.
Il luogo si ammanta di una atmosfera particolare grazie alle forme contorte degli alberi, i grandi tronchi a terra, i manti di muschi e felci e un ricco sottobosco, che in primavera dispensa molteplici fioriture.
Percorrendo i sentieri, ci si può inoltrare in una natura rigogliosa, che stupisce con colori, profumi, suoni e scoperte inattese di tanti animali che qui trovano nutrimento e rifugio.
Il luogo narra anche la storia di un uomo, il marchese Edoardo Cahen, che a fine ‘800, dopo aver ricostruito il castello soprastante, amò a tal punto questo parco selvaggio da eleggerlo ad ultima dimora, in un mausoleo in stile neogotico in una radura all’interno della foresta.testo tratto dal sito del comune di Acquapendente

 

Il
Territorio
e le sue Bellezze
 
Questo territorio, un tempo abitato dagli Etruschi e per tutto l’Alto Medioevo, solitamente utilizzato come sinonimo di Etruria e Toscana, oggi identifica i territori dell’Alto Lazio, a partire dalla capitale, comprendendo le aree confinanti di Toscana e Umbria che si estendono su tutta la provincia di Viterbo. Da Tuscia derivano il nome della regione Toscana e il nome di Tuscania, splendida cittadina in provincia di Viterbo. Essendo un territorio molto vasto, si parla spesso di “Tuscia romana” e “Tuscia viterbese”, prendendo come fulcri la Capitale e Viterbo, la città dei Papi.
La Tuscia Viterbese comprende oltre 60 comuni, con tante località note e altre meno celebri. Un territorio popolato da circa 300 mila gli abitanti. La Tuscia Viterbese è un territorio incantevole ancora poco conosciuto, vi si trovano due catene montuose, i Monti Cimini e i Monti  Volsini, due laghi vulcanici, il Lago di Vico e il Lago di Bolsena, sorgenti di acque termali, foreste e faggete, una pianura denominata Maremma Laziale e una costa che giunge quasi fino all’Argentario.
Se identifichiamo la Tuscia Viterbese principalmente con la provincia di Viterbo è bene sapere, altresì, che il nome Tuscia identifica un territorio piuttosto vasto che comprende parte del Lazio, della Toscana e dell’Umbria.
La Tuscia ha una meravigliosa e infinita storia, lunga millenni, della quale si possono scoprire ancora oggi le testimonianze visitando le zone archeologiche e le necropoli antiche. La Tuscia è una miriade di borghi incantevoli, ville, palazzi e meravigliosi giardini, da scoprire.
Il paese che muore” è assolutamente uno dei luoghi più visitati della Tuscia ed anche uno dei suoi borghi più belli e d’Italia. Poco più di 10 anime abitano questo borgo destinato a morire a causa dei lenti cedimenti delle pareti di tufo della sommità del monte su cui si poggia. Civita di Bagnoregio è  incastonato al centro della Valle dei Calanchi ed è raggiungibile attraverso un lungo ponte pedonale. Oltre a Civita di Bagnoregio un altro borgo da non perdere nella zona è  Calcata, il paese delle streghe.
Alcuni
Itinerari
tra i Borghi
dell’Alto Lazio
e della Toscana
Scrigni
che racchiudono
un grande patrimonio
paesaggistico,
di storia, arte e cultura

Via Cassia

Monterosi, Sutri, Capranica, Carbognano, Caprarola, San Martino al Cimino, Vetralla, Viterbo, Bagnaia, Vitorchiano, Montefiascone, Ischia di Castro, Farnese, Castiglione in Teverina, Lubriano, Graffignano, Cività di Bagnoregio, Celleno, Torre Alfina, Acquapendente, San Lorenzo Nuovo, Riserva Naturale di Monte Rufeno, Trevinano

Via Cassia Cimina

Ronciglione, Castel Sant’Elia, Nepi, Calcata, Civita Castellana, Corchiano, Gallese, Faleria, Vignanello, Canepina, Soriano nel Cimino, Vallerano, Vasanello, Bassano in Teverina, Bomarzo, Vitorchiano

Via Claudia Braccianese

Bracciano, Trevignano, Anguillara, Manziana, Canale Monterano, Oriolo Romano, Bassano Romano, Vejano, Villa S. Giovanni in Tuscia, Barbarano, Blera, Tarquinia, Tuscania, Piansano, Tessennano, Arlena di Castro, Canino, Vulci, Grotte di Castro, Cellere, Bolsena, Gradoli, Latera, Onano, Civitella d’Agliano, Capodimonte, Valentano, Marta, Isola Bisentina

Via Aurelia
Proceno, Montalto di Castro, Monteromano, Cerchiano, Talamone, Capalbio, Massa Marittima, Porto S.Stefano, Porto Ercole, Castagneto Carducci

Il progetto prevede la realizzazione di un catalogo, online e stampato, dedicato alla Tuscia archeologica, paesaggistica, architettonica, religiosa ed enogastronomica con l’intento di proporre agli ospiti ed ai visitatori una serie tour tematici alla scoperta di un ambiente naturale incontaminato con molteplici attrattive, tra le quali un bell’artigianato e la calorosa accoglienza delle sue genti che faranno apprezzare ancor meglio la loro rinomata tradizione enogastronomica. Un percorso tra Alto Lazio, Toscana e Umbria, tra Tuscia e Maremma a ridosso del mare, ma in collina. Alla scoperta di una campagna bellissima e di preziosi borghi e villaggi.