Goethe House – Roma
“Lo scopo di questo mio magnifico viaggio non è quello d’illudermi,
bensì di conoscere me stesso nel rapporto con gli oggetti”
J.W. Goethe, Viaggio in Italia
Come dice Goethe, l’uomo, scontrandosi con altre culture e incontrando nuove realtà, sviluppa coscienza di sé e del suo mondo interiore; l’esperienza muta il viaggiatore. Allontanarsi da
casa, affrontare le novità e risolvere le disavventure sono tappe doverose nel tragitto e necessarie per lo scontro con la propria coscienza.
Ecco perché diciamo che viaggiando si impara. Esaminiamo, quindi il fenomeno del Grand Tour in Italia con particolare attenzione a Goethe, poeta, scrittore e drammaturgo tedesco che ci ha lasciato un’importante testimonianza del suo viaggio nell’opera “Viaggio in Italia”. Ripercorriamo, quindi, la sua esperienza, con l’obiettivo di proporre e incentivare la diffusione del turismo letterario, un settore del turismo culturale, che si sviluppa, intorno ai luoghi descritti nella famosa opera letteraria, oppure rilevanti nella vita dell’autore.
Goethe, altresì, non era un viaggiatore per vocazione, durante la sua lunga vita fu sedentario e legato alle sue abitudini weimariane, tanto che non sentì mai la necessità di visitare le grandi capitali europee, come Londra o Parigi.
L’Italia fu l’unico paese che lo indusse a un lungo soggiorno. A Roma, lo scrittore assiste alla
festa di Ognissanti, che ai suoi occhi non appare essere grandiosa, perché, come ha modo di dichiarare: “la Chiesa romana non ha mai gradito imponenti feste di carattere generale”. Egli ha l’opportunità di girare per Roma assieme al pittore Johann Heinrich Wilhelm Tischbein, celebre per avergli fatto il famoso ritratto bucolico nella campagna romana. Assiste poi alla celebrazione della messa per la Commemorazione dei defunti tenuta da Papa Pio VI presso la cappella privata del Palazzo del Quirinale. Dapprima rimane estasiato di fronte alla figura del Santo Padre, ma poi, riflettendoci, rivede in sé stesso lo spirito protestante, criticando il Papa per i modi di fare troppo chiassosi e scrive nel suo diario: “Che direbbe Gesù Cristo, pensavo, se entrasse qui e scorgesse la sua immagine in terra andar su e giù biascicando e ballonzolando?” (Goethe, 3 novembre 1786).
Nella stessa mattinata ha modo di conoscere la tecnica di nuovi artisti, tra i quali Carlo Maratta. Quindi ritrova la mano di Guercino, di cui ammira la Sepoltura e gloria di santa Petronilla (1623), e assiste allo spettacolo offertogli dalla Madonna di San Niccolò dei Frari di Tiziano.
Dopo essersi soffermato sulla descrizione del capolavoro del veneto, Goethe vede l’Annunciazione di Guido Reni (1609) e San Giorgio e il Drago di Paris Bordone (1530). Proprio mentre sta osservando l’opera del Bordone, fa conoscenza con Heinrich Meyer. Visita le Logge di Raffaello al Vaticano. Nell’ultimo periodo di permanenza a Roma Tischbein comincia a lavorare al suo famoso ritratto anzidetto.
Il secondo soggiorno a Roma è per Goethe particolarmente lungo. Qui avrà molto tempo per occuparsi dei suoi scritti, senza però trascurare la visita ai vari monumenti e agli incontri con eruditi e nobili dell’epoca. Particolare spazio dedica alle celebrazioni del carnevale di Roma, evento che lo affascina particolarmente.
“Così, giorno dopo giorno, l’attesa si alimenta e si rinfocola finché, poco dopo mezzodì, una campana dal Campidoglio dà il segnale che sotto la volta del cielo tutti possono abbandonarsi alla follia.
Questo è il momento in cui il severo cittadino romano, che per tutto l’anno s’è ben guardato dal compiere passi falsi, depone istantaneamente la sua gravità e la sua moderazione.”
“Il Grand Tour di Goethe ha segnato in modo indelebile il suo legame con l’Italia e la sua visione della cultura europea e rimane una testimonianza eterna della bellezza e della profondità del nostro paese. In ricordo di questi memorabili viaggi e dell’impatto che hanno avuto sulla sua opera, è stato recentemente inaugurato un luxury boutique hotel a Roma. Un omaggio alla straordinaria esperienza che ha ispirato il grande poeta e alla continua attrazione che l’Italia esercita sui viaggiatori di ogni epoca.”


