di  Mauro Loreti
studioso e storico di Tuscania e della Tuscia

 

Francesco Sabatini da Orvieto

Nella Cattedrale di Tuscania, nella navata sinistra in fondo c’è un grande quadro che raffigura San Giacomo Apostolo Maggiore, dipinto dal pittore orvietano Francesco Sabatini nel 1627 e  commissionato dai Canonici insieme al Vescovo Tiberio Muti che, nel 1622, aveva consacrato l’altare Maggiore e la Cattedrale, al priore e Vicario Tullio Giusti ed al primicerio Egidio Costantini per onorare il santo titolare della chiesa parrocchiale, mettendo in risalto Lui che, dopo l’Ascensione al cielo di Cristo, si distinse come una delle figure più importanti nel collegio degli Apostoli. Egli fu ucciso con la spada e fu il primo di essi  a subire il martirio.

Nella tela  San Giacomo è con lo sguardo verso il Cielo e con il volto  sereno mentre prega Gesù, con il quale aveva vissuto tre anni della sua sequela. E’  rappresentato con il bastone del pellegrino in mano ed il Vangelo sottobraccio, la qual cosa è caratteristica degli Apostoli. Dopo la morte il suo corpo fu portato in Spagna a Santiago di Compostela, città che richiama da allora tanti pellegrini da tutto il mondo.
Il quadro, caravaggesco, presenta toni cromatici molto scuri che, però, si inebriano di luce nel volto del santo e nell’aureola.

 Nel Monastero di Santa Rosa a Viterbo , nel 1453 era stato dipinto un ciclo pittorico della vita della Santa all’interno della chiesa delle Clarisse di San Francesco. Gli affreschi andarono perduti nel 1632,  ma rimangono gli schizzi di Benozzo Gozzoli ed i disegni di Francesco che copiò in miniatura l’opera di Gozzoli prima che fosse distrutta, con incarico del vescovo Tiberio Muti ad perpetuam rei memoriam. L’artista giurò sul Vangelo di eseguire copie fedelissime con le scene e le iscrizioni.

Sono nove disegni acquerellati  a penna e a tempera che si trovano al Museo Civico di Viterbo. Gli episodi della vita della Santa rappresentano Lei che risuscita una parente morta, l’apparizione di Gesù Crocifisso e la sua predicazione, il Vicario dell’imperatore Federico II che ingiunge alla Santa di abbandonare Viterbo, l’Angelo San Gabriele  che le annuncia la morte di Federico II e la Santa ne dà notizia al popolo di Soriano nel Cimino, la Santa che entra in un castello e rende la vista ad una cieca, sostiene la prova del fuoco, viene respinta dal Monastero di Santa Maria e muore,  appare in sogno a papa Alessandro IV  e le sue esequie dinanzi alla chiesa di Santa Maria in Poggio, la traslazione del corpo della Santa nel cimitero Santa Maria a Viterbo.  Vi traspare l’arte piacevole e fiabesca con  le immagini della vita dell’epoca.

FONTI & BIBLIOGRAFIA
ACAT   Archivio capitolare di Tuscania
AVET   Archivio vescovile di Tuscania
MUSEO CIVICO DI VITERBO   Copie del XVII secolo dei perduti affreschi di Benozzo Gozzoli in S. Rosa riprodotti dal pittore orvietano Francesco Sabatini nel 1632
BENEDETTA MONTEVECCHI   Una prima ricognizione sulla pittura a Tuscania tra Seicento e Settecento

 

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