I Fani ed i Patrizi


 

di  Mauro Loreti
studioso e storico di Tuscania e della Tuscia

I Fani ed i Patrizi

Dopo essersi arricchiti a Toscanella gli esponenti della famiglia Fani si allargarono a Viterbo e nella Capitale dello Stato Pontificio: Roma detta la Dominante.
Mario Fani  nato a  Tuscania nel mese di dicembre del 1540,  figlio di Sebastiano e Diana Loddi,  fu battezzato il 24, vigilia di Natale;  da bambino mentre seguiva  i lavori relativi alla raccolta dei cereali , dei fratelli maggiori Paolo Vittorio e Girolamo, fu rapito  vicino al mare  insieme ad altri cristiani dai pirati  turchi musulmani e fu portato a Tunisi. 

Là visse per lungo tempo finché  un missionario cattolico riuscì a riscattarlo con molto denaro. Tornò a Toscanella e, dopo un po’ di tempo,  andò a Roma presso un ricco mercante di grano che collaborava con i suoi fratelli, perché i cereali  di Tuscania venivano venduti e  trasportati anche  nella città eterna. Nel 1570 vendette tutte le sue proprietà di Toscanella, ricevute  in eredità dal padre Sebastiano, al fratello Girolamo. Allevatore, imprenditore, banchiere  e latifondista  al servizio dei Farnese, Mario acquistò ed ingrandì il cinquecentesco palazzo vicino alla basilica di Santa Maria all’Ara Coeli , ai piedi del Campidoglio , di fronte alla torre dei Farnese.

I lavori  furono diretti dall’architetto ticinese Giacomo Della Porta nel decennio 1580-1590. Era uno dei più bei palazzi di Roma, adornato con i fregi pittorici ispirati alle storie dell’Antico Testamento che furono fatti completare dal figlio Fabio. 

Sebastiano e Paolo Vittorio, fratello di Mario, facevano parte dell’ordine dei Cavalieri del Giglio.  Nel  1566 egli sposò la nobile Olimpia Astalli, figlia di Camillo e di Faustina Muti: ebbero 15 figli, dei 12 viventi 6 maschi e 6 femmine tra i quali Camillo col nome del nonno materno.
Il 4 marzo 1589 Camillo si presentò al Comune di Tuscania, il cui Cancelliere era Claudio Pedonelli, e produsse le lettere patenti delle esenzioni da imposte e tributi vari, concesse a suo padre Mario dal Papa, per lui e per la sua famiglia, a motivo  delle sue alte qualità morali.
Nella chiesa dell’ Ara Coeli a Roma c’è un pavimento fatto realizzare dai Fani sotto l’altare maggiore con marmi magnifici e preziosi. Mario fu chiamato il “gentiluomo di Toscanella” e diventò molto ricco. Nel 1587 in alcuni documenti di Tuscania  veniva indicato come “magnificus dominus”, manteneva sempre contatti con la città natale e con  i suoi collaboratori e famigli.
Gestì i beni di Giuliano Cesarini con il cornetano Viperesco Vipereschi e nel 1590 iniziò ad amministrare i grandi beni di Maria Felice Damasceni Peretti  , nipote di papa Sisto V.
Nel 1603 prese in affitto vaste tenute sulla strada Braccianese, ne ricavò grandi rendite e poi ,da proprietario  , nel 1608 rivendette il latifondo al cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote del papa Paolo V, Camillo Borghese.

Il figlio di Mario, Fabio si sposò con Olimpia Vitelli , erede della grande famiglia di Città di Castello, poi in seconde nozze con la nobile Vittoria Savelli e strinse ottimi rapporti con la nobiltà romana. Nel 1632 Bartolomeo Ruspoli acquistò il palazzo da Fabio Fani per 18.000 scudi.
La sorella Flavia fu la moglie del marchese di San Viro Theodolo Theodoli con una dote di 15.000 scudi d’oro.
La sorella Laura fu la seconda moglie del marchese Solderio Patrizi, collezionista di opere d’arte  e tesoriere dello stato pontificio ai tempi di papa Paolo V.
Il loro matrimonio avvenne il 2 di agosto del 1593 e vi fu un mirabile banchetto nel palazzo Maffei alla Ciambella nel rione della Pigna, proprietà di Camilla Peretti.
Vi furono invitate anche 40 dame tutte oltremodo bellissime.
Il pranzo comprese il primo servizio di credenza, con il servitore assaggiatore,  il primo servizio di cucina, le seconda portata di cucina e i frutti.
Furono 70 diverse portate di capponi, pollastri, fagiani, pavoni, anatre, piccioni, quaglie, tacchini, capretti, agnelli, maiali, vitelli,  granchi, gamberi, trote e storioni.
Poi dolci di marzapane, pasta reale, bocca di dama e pan di Spagna.
Ebbero otto figli tra i quali Francesco e Mariano.

Costanzo Patrizi figlio di Solderio e della sua prima moglie Laura Placidi, nacque nel 1589. prossimo del papa Paolo V , da monsignore divenne nel 1615 Tesoriere generale della Reverenda Camera Apostolica dello stato pontificio.
Da aristocratico fu grande amante e collezionista di opere d’arte. Fece decorare la sua residenza sulla piazza Mattei di Roma dai più grandi artisti dell’epoca.
La sua collezione di quadri arrivava a 200 opere al momento della sua morte nel 1624, compresi quelli di Gentileschi , Caravaggio e Tintoretto.
Fu sepolto nella cappella di famiglia nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.

I Patrizi provenivano da Siena e furono tra le famiglie più importanti anche  a Roma.
Il marchese Patrizio figlio di Mariano Patrizi , anch’egli tesoriere dello stato, nel 1660 acquisì da Bartolomeo Ruspoli la tenuta di Castel Giuliano e Sambuco.
Nella sala nobile del palazzo Fani di Tuscania , nel grande fregio affrescato ,son presenti anche gli  stemmi della famiglia Patrizi senese e romana , a bande orizzontali argentee e nere, che ricordano Solderio e Costanzo ,  la parentela e la vicinanza tra le due grandi famiglie.


FONTI E BIBLIOGRAFIA

PIERO LANZETTA:   
Appunti su stemmi, famiglie e palazzi di Toscanella (Tuscania) e dintorni 
ASCOT:  
Archivio storico del Comune di Tuscania
MARIA CELESTE COLA:  
I Ruspoli, l’ascesa di una famiglia a Roma e la creazione artistica tra Barocco e Neoclassico
ANNA MARIA PEDROCCHI:   
La Quadreria Patrizi
GUERRIERO BOLLI:  
I Patrizi. Porzia Chigi  Montoro e i suoi discendenti
GIUSEPPE GIONTELLA:  
Codice diplomatico tuscanese (secolo XVI)

 

 

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La luce di San Francesco e di San Bonaventura a Toscanella


di Mauro Loreti

studioso e storico di Tuscania

 

La luce di San Francesco e di San Bonaventura a Toscanella

Nel 1222 Francesco d’Assisi uno dei testimoni più grandi della tradizione cristiana, in viaggio verso Roma, si fermò “ in civitate Tuscanella a milite quodam hospitio devoto susceptus, filium eius unicum a nativitate contractum ad multam ipsius instantiam, manu allevans, sic subito incolumen reddidit, ut videntibus cunctis, protinus consolidarentur omnia corporis membra, et puer sanus effectus et fortis, confestim exsurgeret ambulans et exsiliens et laudans Deum.”  Scrisse appunto Bonaventura da Bagnoregio nella Vita di San Francesco che nella città di Toscanella, così era chiamata allora Tuscania,  fu accolto devotamente come ospite di un cavaliere (Ciglioni) e, per la sua grande insistenza, alzò con la mano il suo unico figlio, rachitico dalla nascita, e così immediatamente lo riportò in perfetta salute, sotto gli occhi di tutti, e subito si rassodarono tutte le membra del corpo ed il fanciullo si alzò sano e forte camminando, saltando e lodando Dio.

Subito dopo Francesco predicò alla folla incontenibile il buon esempio e la prudenza.  A Tuscania era già fiorito il messaggio francescano e i suoi frati lo tramandarono e lo diffusero con le loro attività pastorali nei conventi di San Francesco e del Riposo.

  Nel 1704 Antonio Barbacci, arciprete della Cattedrale,  nella sua relazione dello stato antico e moderno di Toscanella scrisse: “In questa città vi è stato S. Francesco di Assisi fondatore dell’ordine Serafico, anzi si ha tradizione che egli medesimo eleggesse il luogo, ove al presente è il suo Convento de Minori Conventuali, e che con le sue proprie mani nel principio della sua edificazione vi gettasse la prima pietra; indubitata cosa è che S. Francesco suddetto in questa Città vi è stato e che vi ha fatto un miracolo, quale sta registrato nella prima parte delle sue Croniche….” Nella Città di Toscanella ricevuto da un Nobil Cavaliero con molta devozione gli sanò un figliuolo che, essendo nato tutto sdirenato, non si poteva muovere da giacere solo con pigliarlo per mano, et alzando su in piedi, nei quali poi stette sempre dritto al par di qualsivoglia altro sanissimo con infinito contento del Padre e di tutti che lo sentirono.”

  Nel 1256 fu a Toscanella anche   Bonaventura da Bagnoregio autore di molte opere di argomento filosofico, teologico, esegetico ed ascetico; ricordiamo soprattutto il profondo “Itinerarium mentis in Deum”   in cui ci ricorda che la realtà è un vestigio divino in cui l’uomo può rintracciare la ragion d’essere che gli permetterà il ritorno alla vera patria.  Sempre il Barbacci scrisse che “ a Toscanella vi è stato ancora S. Bonaventura da Religioso e vi lasciò una famosa libraria nella quale vi erano diversi libri postillati per mano del Santo .”  In una postilla si legge : “ Ego Frater  Bonaventura de Balneoregio postillavi totum hoc volumen manu propria.”

 Nel 1600  si ricordava con devozione il miracolo ed in una delle lunette del chiostro del Convento di S. Maria del Riposo era rappresentato l’evento. Ne rimane  soltanto una foto degli anni trenta del 1900. Vi era scritto : “De la nobil Toscana in questa altera – città vetusta degno – risana il suo diletto e caro pegno – che sderenato e curvo nato gli era”.

 Nel 1926 la cittadinanza di Tuscania appose questa lapide nel palazzo Ciglioni, antica famiglia guelfa, che un tempo aveva  un portico lungo il corso principale  : “ 24 ottobre 1926 – In questa casa della famiglia Ciglioni – nella quale San Francesco d’Assisi ricevuto – come araldo di Cristo brillando per la mirabile santità – la città di Tuscania – illuminata dal famoso miracolo del Santo uomo – trascorso il settimo secolo dalla sua morte – con grato e devoto animo in ricordo.” Anche nel Monastero delle Clarisse di Santa Chiara ci sono quadri ed affreschi che  ricordano il Santo della pace. Poi c’è ancora un’altra lunetta, ben visibile al Riposo, in cui  è rappresentato il miracolo dell’immagine di San Francesco che sanguina,  con sullo sfondo la campagna tuscanese, la chiesa di San Pietro, le torri ed il palazzo vescovile.


FONTI E BIBLIOGRAFIA

PADRE GIACOMO ODDI DI PERUGIA:  
La Franceschina
SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO:  
Vita di San Francesco
ANTONIO BARBACCI:  
Relatione dello stato antico e moderno della città e chiesa di Toscanella
SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO:  
Itinerarium  mentis in Deum
TOMMASO DA CELANO:  
Vita prima Sancti Francisci    assisiensis

 

 

 

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