Il Vescovo Sebastiano Gualterio e la nuova Cattedrale di S. Giacomo Apostolo Maggiore

 

di  Mauro Loreti
Accademico, studioso e storico 

Il Vescovo Sebastiano Gualterio
e la nuova Cattedrale di S. Giacomo Apostolo Maggiore

Nel 1562 il priore della Collegiata della chiesa di San Giacomo Apostolo Maggiore, don Antonio Turriani, rese pubblica la decisione del vescovo di Tuscania e di Viterbo  Sebastiano Gualterio, orvietano, di incorporarvi ed unirvi la chiesa parrocchiale di San Matteo, nella via del Gallo.

Inoltre, essendo quella piccola chiesa fatiscente, si decise di riedificare la chiesa medievale di San Giacomo , che era stata costruita intono al 1280, come sede della nuova cattedrale, visto  lo spopolamento della Civita di San Pietro e l’ampliamento del terziere di Poggio Fiorentino di Toscanella. Il vescovo Gualterio partecipò anche al Concilio di Trento e lì si incontrò con il nostro concittadino  Girolamo Maccabei ,che era vescovo della città e diocesi di Castro.

Nel 1563 i santesi incaricati della fabbrica: Paolo Vittorio Fani e Felice Lucantoni sottoscrissero l’atto con il mastro scalpellino viterbese Camillo di Lorenzo Labruzza per la costruzione, a cottimo, della nuova chiesa, che fu cambiata in forme moderne a tre navate, con gli archi a colonne ioniche e con un ampio presbiterio. I lavori andarono lenti e nel 1573 il nuovo vescovo: il cardinale Gambara ordinò la prosecuzione  della facciata e della grande sacrestia. I fabbricieri furono Paolo Vittorio Fani e Pietro Maccabei, il depositario Domenico Poggi. Camillo fu affiancato dal figlio Lorenzo, viterbesi, e nel 1574 il camerario fu Lucantonio Lucantoni.

La chiesa fu completata nel 1583  all’interno con 14 colonne  di nenfro, la bella pietra vulcanica tuscanese violacea,  reggenti i capitelli e le ampie  arcate;   era grande e luminosa, con le pareti intonacate  e dipinte di bianco come fu fatto poi anche nella  la chiesa di Santa Maria del Riposo.

L’architetto perugino Troiano Schiratti, residente a Soriano nel Cimino, redasse la stima dei lavori eseguiti . Il 3 febbraio 1583 l’architetto, alle dipendenze del cardinale  austriaco Marco Sittico Altemps , insieme a mastro Fantasia di Capodimonte , incaricato della fabbrica della chiesa di San Giacomo a Tuscania, e a mastro Stodaro di Como e Lorenzo Labruzza di Viterbo e a suo padre Camillo,  fabbricatori della chiesa , e a Lucantonio Lucantoni fabbriciere e santese , elencò e misurò i lavori fatti nella chiesa: tutti i muri della facciata, i muri interni sopra le colonne con 14 archi, 13 colonne, 14 basi, gli zoccoli delle basi , 14 capitelli, 14 archi dei capitelli, i cornicioni, il fregio, l’architrave, le cornici dei frontespizi del fregio dell’architrave, la fascia sopra i cornicioni, i pilastri della facciata, i capitelli dei pilastri,l’occhio, i due pilastri sopra i cornicioni,  le 2 basi dei pilastri, i 2 capitelli ionici, la base per la croce sopra il frontespizio, una pietra per attaccare l’arme, il tetto della navata grande,  6 cavalli del tetto, mezzi cavalli nella navata piccola, i membretti delle due colonne nella facciata, la pietra piana nell’angolo di dentro della facciata, le pietre sotto le basi delle colonne, 13 viticcioni , cioè le volute dei capitelli, con i dadi ed i 2 tetti delle navate piccole. I lavori furono seguiti anche dall’architetto Giovanni Malanca.

Tutto ciò fu poi nascosto , due secoli dopo, dalle caratteristiche settecentesche  con le quali fu trasformato l’interno della  cattedrale. La facciata rinascimentale presenta ancora tutti gli elementi cinquecenteschi e la scritta  “GIOVANNI FRANCESCO DE GAMBARA VESCOVO TUSCANESE”. Nel 1781 furono chiamati alcuni cittadini ad esprimere il loro giudizio sopra lo stato della Chiesa Cattedrale  come era prima della nuova fabbrica.

Il frate Colombino Maria Candolfi , da Civitavecchia, Guardiano di San Francesco dei Minori Conventuali di Toscanella, ed il canonico Simone Borsi  dichiararono ed attestarono che la medesima si ritrovava in uno stato molto decente, senza rottura e cretti nelle muraglie, con un’ ottima Orchestra ed  un organo ,con il Presbiterio più ampio e più congruo alle funzioni sacre della cattedra  di quello nuovo;la navata grande di mezzo era sostenuta da due lati di colonne proporzionate  che rendevano la chiesa più ampia e più capace a ricevere il Popolo; mancavano soltanto la “ripulitezza” e l’aggiunta di qualche ornamento che la rendesse più vaga e più vistosa; la fabbrica della medesima compariva ben soda senza necessità di qualche  riparazione; vi era al di fuori un campanile di una struttura solida e forte e, nel disfarlo, avevano faticato molto i muratori : le muraglie sembravano di una ben forte torre e ,se lo avessero lasciato nel suo essere quelli che ne ordinarono lo scarico, sarebbe stato meglio; la chiesa ,dopo i lavori settecenteschi , fu giudicata più pulita, ornata di stucchi ma più adatta ad essere una chiesa di una Collegiata  che di una Cattedrale; era meno ampia della precedente perché  occupata dai nuovi pilastri, meno capace di Popolo e meno maestosa.

Don Sante Cardini dichiarò che la cattedrale precedente  era fatta a tre navate e nella navata di mezzo vi era un soffitto dipinto, era capace di ricevere molto popolo ; il presbiterio era fatto a volta con il Coro per il Clero ecclesiastico secolare di Tuscania, un’Orchestra in legno, molto ben lavorata e ben dipinta, con l’organo e la cassa di legno anch’essa ben dipinta e lavorata, un bellissimo pulpito stabile di noce con il Confessionale sotto di finissimo lavoro; le due parti laterali erano fatte a tetto, eccettuate le cappelle di San Giusto e del Santissimo Sacramento a volta; non era umida; il campanile era stabile; la chiesa settecentesca  restava più piccola ed incapace di ricevere la quantità di popolo che riceveva la chiesa antica; era più bella perché fatta tutta a volta e ripiena di stucchi, coll’Orchestra di sasso, il pavimento rinnovato ed ammattonato di nuovo.

Don Giovanni Francesco Marcelliani , tuscanese, dichiarò che la nuova chiesa era 2 o 3 palmi più lunga della precedente ma di larghezza restava minore .

Il muratore Domenico Coccia  di Viterbo attestò che ,essendo stato per più anni nella città di Toscanella , dove aveva esercitato la sua professione, si ricordava bene come era costruita ed in quale stato fosse stata la chiesa di San Giacomo, prima di allora; era costruita in tre navate con due file di colonne, cioè una per parte, sopra le quali vi erano posati gli archi che dividevano la navata di mezzo dalle due laterali e quella di mezzo era coperta con il tetto; in fondo alla navata centrale vi era il Cappellone in forma di Tribuna o Presbiterio, fatto a volta e tutto dipinto; in fondo alle due navate laterali vi erano due cappelle in forma di “cuppolette”;   tutta la costruzione dei muri, degli archi e di tutto il resto erano in buono stato senza pericolo alcuno  di rovina ed   allora  esistevano, ed esistono ancora oggi,  in gran parte,  le stesse mura laterali e la facciata.
L’architetto Domenico Lucchi  di Viterbo, aggiunse che il coro di legno dell’organo era in buono stato e poteva ben adattarsi anche alla nuova chiesa cattedrale. Durante i lavori di restauro, dopo il sisma del 1971, furono aperti dei tagli e sono stati ritrovati due archi  cinquecenteschi con le colonne ed  i capitelli ionici nel presbiterio ed altre colonne lungo le navate:   sono stati messi in evidenza, per cui oggi possiamo ancora  ammirarli.

 

FONTI E BIBLIOGRAFIA
ACAT:  
Archivio capitolare della cattedrale di Tuscania
AVET:  

Archivio vescovile della cattedrale di Tuscania
GIUSEPPE GIONTELLA: 
 Cronotassi dei vescovi della diocesi di Tuscania
FRANCESCO TURRIOZZI:  
Memorie istoriche della città di Tuscania
STEFANO BRACHETTI:  
Altre committenze del cardinale Gambara nel Lazio: la trasformazione della cattedrale e del terziere di Poggio Fiorentino a Tuscania
STEFANO BRACHETTI:  
La chiesa di San Giacomo Maggiore Apostolo: ultima cattedrale di Tuscania
ASVT:  
Archivio di Stato di Viterbo
FABIANO TIZIANO FAGLIARI ZENI BUCHICCHIO:  
Il cardinale Giovanni Francesco Gambara ed i suoi artisti, architetti, pittori e scultori in Bagnaia

 

 

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